Economia

Boccaletti: «La scarsità d’acqua è anche una questione economica»

Il direttore scientifico del Centro Euro Mediterraneo sui cambiamenti climatici: «Quando manca aumentano i costi, si riduce la produttività e cresce l’instabilità sociale»
Giulio Boccaletti è direttore scientifico del Centro Euro Mediterraneo sui cambiamenti climatici - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Giulio Boccaletti è direttore scientifico del Centro Euro Mediterraneo sui cambiamenti climatici - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

In passato era l’acqua. Oggi è ancora il petrolio. Domani, forse, saranno alcune terre rare ora sconosciute. L’economista Alessandro Giraudo nel suo ultimo libro («Materie prime, guerre e dazi. Dalla Mesopotamia a Marte», Add editore) racconta che nell’antichità, l’acqua è stata una leva di potere cruciale: «A partire dai sistemi idraulici mesopotamici alle crisi legate alla siccità, che contribuirono al declino dei Maya o dell’impero Khmer – scrive il docente di Geopolitica delle materie prime e dei rischi all’Inseec di Parigi –. In cinquemila anni di storia si contano almeno 1.900 conflitti legati al controllo dell’acqua». Visti i tempi che corrono, l’auspicio è che si torni a prescindere e al più presto un tempo di pace. La questione dell’acqua, tuttavia, a causa anche del cambiamento climatico rimane irrisolta.

«In effetti in tutta la storia umana, l’acqua che scorre in mezzo a un territorio ha rappresentato la principale infrastruttura della società. Tant’è vero che la scarsità d’acqua non è solo un problema ambientale, ma una questione economica: quando manca l’acqua, aumentano i costi, si riduce la produttività e cresce l’instabilità sociale ed economica». Giulio Boccaletti è un fisico e un ricercatore di fama internazionale persuaso che il rapporto tra l’acqua e il mondo delle imprese sia ancora molto stretto e nel lungo periodo si confermerà fondamentale.

Giulio Boccaletti è stato ospite del Galà dei Bilanci del Giornale di Brescia nel 2022 - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Giulio Boccaletti è stato ospite del Galà dei Bilanci del Giornale di Brescia nel 2022 - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

In collegamento dalla sede del Centro Euro Mediterraneo sui cambiamenti climatici, di cui è direttore scientifico, Boccaletti, autore tra l’altro di diversi libri dedicati all’ambiente e all’ambito della gestione idrica (tra cui il monumentale «Acqua: una biografia» per Le Scie di Mondadori, considerato dall’Economist uno dei migliori libri del 2021), esclude almeno per il momento che la »questione idrica» possa scatenare un’altra guerra: «La storia per certi versi ha anche dimostrato che la gestione dell’acqua sia più un volano di diplomazia che non il fattore scatenante di un conflitto tra popoli».

Non ha, però, dubbi sul fatto che le infrastrutture idriche progettate nel passato «non siano più sufficienti. Oggi – chiarisce – servono investimenti in infrastrutture, tecnologie innovative e strategie di gestione intelligente per ottimizzare l’uso dell’acqua e sostenere l’economia. La vera sfida è quindi ricostruire questo rapporto con l’ambiente attraverso l’adattamento. L’acqua è la risorsa che sostiene non solo la vita, ma anche l’economia; senza una gestione efficace dell’acqua, molte attività produttive, in particolare l’agricoltura, saranno sempre più vulnerabili alle incertezze climatiche.

Questo non era anche uno degli obiettivi fissati e che andavano sostenuti del Piano nazionale di ripresa e resilienza?
Il primo obiettivo che dovremmo porci è quello di trasformare i sistemi di infrastrutture idriche esistenti, spesso progettati per condizioni climatiche passate, in sistemi più resilienti. Questo obiettivo richiede piani integrati di gestione in cui scienza, economia e politica lavorino insieme per affrontare rischi e opportunità. Non mi pare che nel Pnrr ci sia un’agenda chiara in tal senso.

Quantomeno i soldi a disposizione ci sono (c’erano?), ma andavano investiti meglio?
Il Piano prevedeva investimenti importanti, ma a mio parere le istituzioni, dai vari governi alle regioni, hanno mostrato una carenza di strategia. Come, ad esempio, sui temi di stoccaggio e gestione delle piene, oppure su come affrontare in modo efficace i sempre più frequenti periodi di siccità o, ancora, su come aiutare l’agricoltura a usare meno acqua in modo più produttivo. In sostanza, non affrontiamo in maniera sufficientemente concreta e sistematica la sfida della scarsità d’acqua e della resilienza climatica. Investire nelle infrastrutture idriche è fondamentale, ma non basta solo costruire o migliorare dighe e acquedotti: serve un approccio integrato che includa agricoltura di precisione, tecnologie innovative e una visione globale della gestione del territorio. Per garantire un futuro sostenibile economicamente e climaticamente, è necessaria una responsabilità collettiva nella gestione dell’acqua e un cambiamento culturale che valorizzi questa risorsa come patrimonio comune.

Trump nel laghetto davanti all’obelisco di Washington insieme ai suoi più fidati collaboratori: l'ultima provocazione del presidente Usa - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Trump nel laghetto davanti all’obelisco di Washington insieme ai suoi più fidati collaboratori: l'ultima provocazione del presidente Usa - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Eppure, con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, l’onda green cavalcata e alimentata anche dal mondo della finanza pare abbia perso forza. Produrre in modo sostenibile non sarà più una priorità per le imprese?
Chi pensa che il cambiamento climatico e la sostenibilità ambientale dell’economia siano mode passeggere non ha capito nulla di come va il mondo. I cambiamenti climatici stanno influenzando l’economia globale, con un impatto crescente sulle politiche economiche e sociali. Il cambiamento delle statistiche meteoclimatiche, ad esempio, altera completamente le condizioni che hanno determinato le dimensioni nostre infrastrutture idriche per decenni: senza un adattamento reale basato su dati aggiornati e approcci innovativi, rischiamo di sprecare altre risorse e di non essere pronti ad affrontare le sfide future (Intelligenza artificiale ed elettrificazione delle infrastrutture). È necessario pianificare tutti insieme come sarà il territorio tra trent’anni e costruire oggi le infrastrutture necessarie (argini, dighe, vasche di espansione). E le decisioni sugli investimenti infrastrutturali devono riflettere la realtà di un clima che non è più stabile.

Le energie rinnovabili non sono più un totem per ambientalisti - Foto di Markus Spiske su Unsplash
Le energie rinnovabili non sono più un totem per ambientalisti - Foto di Markus Spiske su Unsplash

In breve, bisogna smettere di rincorrere i disastri e passare a una programmazione di lungo periodo. Tradotto in altre parole: bisogna andare nella direzione opposta di Trump?
Donald Trump soffia controvento, ma è un uomo di quasi ottant’anni con una visione ampiamente superata di come gira il mondo. Nonostante le resistenze politiche, il processo di elettrificazione mondiale credo sia ormai un “vento inarrestabile": le rinnovabili non sono più solo un totem per ambientalisti, ma pilastri della stabilità economica e della sicurezza energetica pubblica. Inoltre, le guerre in Ucraina e in Medio Oriente hanno dimostrato che ridurre la dipendenza dai combustibili fossili significa aumentare la sovranità e la sicurezza nazionale.

Il solare, l’eolico e l’idroelettrico sono soluzioni efficaci per una transizione energetica più rapida - Foto di Li-An Lim su Unsplash
Il solare, l’eolico e l’idroelettrico sono soluzioni efficaci per una transizione energetica più rapida - Foto di Li-An Lim su Unsplash

Lei crede che il nucleare possa essere una soluzione valida in tal senso?
Non ne sono convinto per l’Italia. Il nucleare è una fonte a basse emissioni di carbonio, ma la realizzazione di centrali nucleari richiede investimenti molto elevati e tempi lunghi, e la ricostruzione di un settore industriale che abbiamo smantellato decenni fa. Infine, credo che l’opinione pubblica paleserebbe ancora dubbi sulla sicurezza delle centrali, la gestione dei rifiuti radioattivi e i rischi di incidenti: fattori che pesano sulle valutazioni complessive. Il solare, l’eolico e l’idroelettrico se integrati da una  rete moderna e da stoccaggio sono senza dubbio soluzioni più efficaci per una transizione energetica più rapida, flessibile e sostenibile nel tempo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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